giovedì 18 febbraio 2016

Recensione: "The Sin Eater’s Daughter" di Melinda Salisbury

Buongiorno, ragazzi! Ieri ho fatto l'esame e l'ho passato. Menomale me lo ha corretto lì per lì così oggi non sono dovuta tornare all'università per registrare il voto. Ci sono andata, ma con la bronchite perché sono sempre malata e quando sono tornata da Pisa stavo peggio che mai. Stamani mi fa pure male un orecchio dal tanto tossire ='( Uffa, estate arriverai mai?!? Vi ho già detto quanto odi il freddo, la pioggia e la cattiva stagione??? Io voglio il caldo e il sole!
Comunque adesso la smetto di lamentarmi e vi lascio al mio pensiero su una delle mie ultime letture: "The Sin Eater’s Daughter" di Melinda Salisbury.

The Sin Eater's Daughter #1 [eng]
Editore: Scholastic Press
Prezzi: QUI
Pagine: 336

Trama: Sono l’arma perfetta.Uccido con un singolo tocco.
Twylla è benedetta. Gli Dei l’hanno scelta per sposare un principe, e governare il regno. Ma il favore degli Dei ha un prezzo. Un veleno mortale pervade la sua pelle. Coloro che fanno arrabbiare la Regina devono morire sotto il tocco fatale di Twylla. Solo Lief, una nuova guardia, riesce a vedere oltre l’agghiacciante ruolo di Twylla la ragazza che veramente è. Eppure, in una corte cos pericola e con una Regina come quella, alcune verità non dovrebbero essere svelate (Tradotta da me).

Il mio pensiero: Non ricordo proprio come questo libro sia finito nella mia wishlist. Forse lessi qualche recensione in giro sul web o forse no, ma credo che il motivo principale sia dovuto alla splendida cover, che mi ha attratta fin da subito. Si tratta si un libro fantasy uscito in America nel maggio del 2015, mentre ora nel 2016 uscirà il seguito “The Sleeping Prince”, altro libro con una cover fantastica. Non sono ancora ben riuscita a capire se si tratti di una duologia o di una trilogia , ma appena scoprirò di più ve lo farò sapere.
Ma di cosa parla “The Sin Eater’s Daughter”, vi chiederete? Riassumere la trama in poche righe e in maniera semplice è davvero difficile, se non addirittura impossibile. Twylla, la protagonista, è l’incarnazione della figlia di due divinità locali e per questo le è stato concesso il potere della vita e della morte. Quello della vita le permette di sopravvivere al veleno che una volta al mese deve bere, mentre quello della morte fa sì che tale veleno permei la sua pelle e quindi chiunque venga in contatto diretto con essa muoia quasi all’istante. Questo ha fatto sì che la regina l’accogliesse al castello e facesse di lei un’arma, ma anche un simbolo di speranza per il popolo. Simbolo che indica che le divinità sono ancora con gli uomini e non li hanno abbandonati. Ma Twylla è in primo luogo anche la figlia della Mangiatrice di Peccati (nome che ha determinato il titolo stesso del libro) e ho trovato davvero affascinante questa figura. Non tanto per ciò che rappresenta e la sua funzione (quando una persona muore i familiari devono disporre un banchetto a cui la Mangiatrice di Peccati è invitata e se mangerà tutto ciò che le viene dato allora i peccati del defunto saranno espiati e l’anima potrà trovare la pace, altrimenti dovrà vagare per l’eternità) ma per tutto ciò che sta dietro a quel meccanismo. Perché ogni cibo presentato a banchetto ha un suo significato. I vari ingredienti, il modo in cui sono mescolati e cucinati rappresentano un peccato in particolare. Ho trovato la scelta del titolo molto bella e significativa, anche se un tantino inquietante a pensarci troppo. Ma il libro si può riassumere proprio così. Twylla infatti, per buona parte della storia non ha un’identità propria. Da piccola è sempre stata “la figlia della Mangiatrice di Peccati” e ora “l’incarnazione di Daunen, la figlia delle due divinità”. È sempre stata considerata dagli altri, ma soprattutto da se stessa, solo per il ruolo che svolge e non per la persona che è. Nei primi capitoli troviamo infatti una ragazza rassegnata al suo destino, schiava delle responsabilità e delle aspettative che gli altri hanno su di lei. Prigioniera del suo potere e delle conseguenze che da esso derivano, è passivamente soggetta a tutto ciò che la coinvolge perché non ha possibilità di scelta. Più ci addentriamo nella storia e più le vicende si fatto intricate e complesse. Segreti, inganni e astute macchinazioni politiche finiscono per travolgere la vita di Twylla stessa. Più la storia si evolve e più lascia tracce profonde anche nella nostra protagonista, tanto che l’intero libro finisce per rappresentare un punto di svolta nella vita della ragazza. Esso rappresenta infatti l’affermazione della sua indipendenza, l’acquisizione di una propria identità, rivendicata per se stessa, e la ricerca di un posto nel mondo per quello che lei è e non per ciò che rappresenta per gli altri. Ma più di tutto Twylla capisce che nella vita si hanno sempre delle scelte da poter fare. Anche quando si crede di non aver alternative, dentro di noi una scelta la compiamo comunque, che avvenga consapevolmente o inconsapevolmente. La rassegnazione stessa è una scelta.
Ben delineati sono anche gli altri personaggi, in particolare la regina, che ho trovato uno dei migliori. Le figure maschili di questo racconto mi hanno incantata e confusa al tempo stesso. Confusa nel senso che l’autrice è riuscita a mascherare molto bene particolari aspetti del loro carattere e  più di una volta è riuscita a stupirmi con scene ad effetto e svolte nella storia a sorpresa.
Il mondo creato dalla Salisbury mi è piaciuto molto. Ha ideato una tipica società fantasy in cui il territorio conosciuto è suddiviso in vari regni, ognuno dei quali è caratterizzato da un ambiente geografico distinto e da una lunga storia nazionale diversa. Ma quello che più mi è piaciuto è stato il tessuto di credenze, tradizioni e leggende presenti nel racconto e che per certi aspetti differiscono da regno a regno. La visuale che abbiamo noi è quella Twylla, perciò abbiamo modo di conoscere nello specifico solo le tradizioni del luogo in cui vive e ciò di cui lei viene a conoscenza su quelle degli altri paesi. Il World building credo sia infatti la parte migliore del racconto e non mi dispiacerebbe affatto poter leggere tutte le varie leggende e tradizioni in un’unica novella a sé.
Concludo con un piccolo appunto sulla lingua. Lo stile dell’autrice è molto scorrevole e il livello di difficoltà dell’inglese è basso.  L’unico elemento che più dare qualche problema è il breve lessico relativo alle erbe officinali presenti qui e là, ma è davvero poca cosa e, oltre ad esserci tutte le giuste traduzioni sul vocabolario, non incide sulla comprensione del racconto.

4 cristalli

10 commenti:

  1. Il libro non lo conoscevo però dalla tua recensione mi ispira tantissimo, quindi me lo segno *-*

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    1. Felice di avertelo fatto conoscere allora :D

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  2. se mai volessi cimentarmi nella lettura in lingua lo tengo presente, grazie

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    1. Vai, questo è proprio un buon punto di partenza ;D

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  3. Mi dispiace per la bronchite! Spero che tu ti rimetta presto! ^_^ E complimenti per l'esame!!! *_*
    Il libro mi ispirava già prima, ma adesso sono davvero curiosa, spero di riuscire a leggerlo presto :)

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    1. Ciao! Sì, adesso sto molto meglio :) Grazie!
      Sono curiosa di sapere come lo troverai, allora. A me è piaciuta molto la mitologia all'interno della storia :)

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  4. Congratulazioni per l'esame! :D Per quanto riguarda la recensione, concordo pienamente con tutto ciò che hai detto!Anch'io ho adorato questo libro, soprattutto per la mitologia creata dall'autrice, e non vedo l'ora esca il sequel *__*

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    1. Grazie Juliette :)
      Verissimo, la mitologia mi ha lasciato davvero a bocca aperta. Davvero complessa e intrigante! Pure io non vedo l'ora che esca il seguito ^-^

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  5. Ho questo libro anch'io e spero di leggerlo presto.. Mi sembra davvero carino! *_*

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    1. Spero che riuscirai a leggerlo presto allora! è una lettura molto carina, sorprendente e diversa da quello che uno potrebbe pensare dalla trama. Io ho adorato l'ambientazione e tutta la parte mitologica, con le sue leggende davvero affascinanti :)

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